13 gennaio 2024

Sui compiti del proletariato nella rivoluzione attuale (Tesi d’aprile)

Lenin scrisse questo articolo fra il 4 e il 5 aprile 1917 (fra il 17 e il 18 aprile secondo il calendario occidentale). Pubblicato il 7 (20) aprile 1917 nella “Prava”, contiene le celebri Tesi di aprile, elaborate durante il viaggio alla vigilia di rientro in Russia. Lenin presentò le “Tesi” il 4 (17) aprile in due riunioni: in un’assemblea di bolscevichi e in un’assemblea comune di bolscevichi e menscevichi delegati alla conferenza dei soviet dei deputati operai e soldati di tutta la Russia al Palazzo di Tauride.

 

Giunto a Pietrogrado nella notte del 3 aprile, naturalmente solo a mio nome e con le riserve dovute alla mia insufficiente preparazione, potevo presentare alla riunione del 4 aprile un rapporto sui compiti del proletariato rivoluzionario.

Il solo mezzo che avevo per agevolare il mio lavoro - e quello degli oppositori in buona fede - era quello di preparare delle tesi scritte. Ne ho dato lettura e ne ho trasmesso il testo al compagno Tsereteli. Le ho lette molto lentamente due volte: prima alla riunione dei bolscevichi e poi a quella dei bolscevichi e dei menscevichi.

Pubblico ora queste mie tesi personali, corredate soltanto con brevissime note esplicative, che ho esplicato assai più minuziosamente nel mio rapporto.  


TESI 

1. Nel nostro atteggiamento verso la guerra, che, da parte della Russia, anche sotto il nuovo governo di Lvov e soci, rimane incontestabilmente una guerra imperialistica di brigantaggio, in forza del carattere capitalistico di questo governo, non è ammissibile la benché minima concessione al “difensismo rivoluzionario”.

Il proletariato cosciente può dare il suo consenso ad una guerra rivoluzionaria che giustifichi realmente il difensismo rivoluzionario solo alle seguenti condizioni: a) passaggio del potere al proletariato e agli strati più poveri dei contadini che si schierano dalla sua parte; b) rinuncia effettiva, e non verbale, a qualsiasi annessione; c) rottura completa ed effettiva con tutti gli interessi del capitale.

Data l’innegabile buona fede di larghi strati dei rappresentanti delle masse favorevoli al difensismo rivoluzionario, che accettano la guerra come una necessità e non per spirito di conquista, e poiché essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, ostinazione e pazienza, l’errore in cui cadono, svelando il capitale insolubile fra il capitale e la guerra imperialistica, dimostrando che è impossibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.

Organizzare la propaganda più ampia di questa posizione nell’esercito combattente.

Fraternizzare.

 

2. L’originalità dell’attuale momento in Russia consiste nel passaggio dalla prima fase della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell’insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla sua seconda fase, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.

Questo passaggio è caratterizzato, anzitutto, dal massimo di possibilità legali (fra tutti i paesi belligeranti la Russia è oggi il paese più libero del mondo), inoltre, dall’assenza di violenza contro le masse, e infine, dall’inconsapevole fiducia delle masse nel governo dei capitalisti, che sono i peggiori nemici della pace, e del socialismo.

Questa situazione originale ci impone di saperci adattare alle condizioni particolari del lavoro di partito tra le grandi masse proletarie, che si sono appena ridestate alla vita politica.

 

3. Non appoggiare in alcun modo il Governo provvisorio, dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo, invece di “rivendicare” - ciò che è inammissibile e semina illusioni - che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialistico.

 

4. Riconoscere che il nostro partito è in minoranza, e costituisce per ora un’esigua minoranza, nella maggior parte dei Soviet dei deputati operai, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunistici piccolo-borghesi, che sono soggetti all’influenza della borghesia e che estendono quest’influenza al proletariato: dai socialisti-popolari e dai socialisti-rivoluzionari fino al Comitato di organizzazione (Ckheidze, Tsereteli, ecc.), a Steklov, ecc. ecc.

Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati operai sono l’unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all’influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica.

Fino a che saremo in minoranza, svolgeremo un’opera di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo in pari tempo la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati operai, perché le masse possano liberarsi dei loro errori sulla base dell’esperienza.

 

5. Niente repubblica parlamentare - ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati operai sarebbe un passo indietro - ma Repubblica dei Soviet di deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini in tutto il paese, dal basso in alto.

Sopprimere la polizia, l’esercito (1) e il corpo dei funzionari.

Lo stipendio dei funzionari - tutti eleggibili e revocabili in qualsiasi momento - non deve superare il salario medio di un buon operaio. 

 

6. Nel programma agrario spostare il centro di gravità sui Soviet dei deputati dei salariati agricoli.

Confiscare tutte le grandi proprietà fondiarie.

Nazionalizzare tutte le terre del paese e metterle a disposizione di Soviet locali di deputati dei salariati agricoli e dei contadini. Costituire i Soviet dei deputati dei contadini poveri. Fare di ogni grande tenuta (da 100 a 300 desiatine circa, secondo le condizioni locali, ecc. e su decisione degli organismi locali) un’azienda modello coltivata per conto della comunità e sottoposto al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli.

 

7. Fusione immediata di tutte le banche del paese in un’unica banca nazionale, posta sotto il controllo dei Soviet dei deputati operai.

 

8. Il nostro compito immediato non è l’“instaurazione” del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati operai.

 

9. Compiti del partito:

a) convocare immediatamente il congresso del partito;

b) modificare il programma del partito, principalmente:

c) sull’imperialismo e sulla guerra imperialistica;

d) sull’atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello “Stato-Comune” (2)

e) emendare il programma minimo, ormai invecchiato;

f) cambiare il nome del partito (3). 

 

10. Rinnovare l’Internazionale.

Prendere l’iniziativa della creazione di un’Internazionale rivoluzionaria contro i socialsciovinisti e contro il “centro” (4).

Affinché il lettore capisca per quale motivo ho dovuto sottolineare come una rara eccezione il “caso” degli oppositori in buona fede, io invito a confrontare con queste tesi la seguente obiezione del signor Goldenberg: Lenin “ha issato la bandiera della guerra civile in seno alla socialdemocrazia rivoluzionaria” (citato nel n°5 dell’Edinstvo del signor Plekhanov).

Non è una perla?

Scrivo, leggo, ribadisco: “Data l’innegabile buona fede di larghi strati dei rappresentanti delle masse favorevoli al difensismo rivoluzionario... e poiché essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, ostinazione e pazienza, l’errore in cui cadono...”

Ma i signori della borghesia, che si dicono socialdemocratici e non sono né i larghi strati né i rappresentanti delle masse difensiste, riferiscono imperturbabili le mie opinioni in questa forma: “Ha issato (!) la bandiera (!) della guerra civile” (di cui non ho fatto parola nelle tesi o nel rapporto) “in seno (!!) alla socialdemocrazia rivoluzionaria...”.

Che cos’è questa roba? Che differenza c’è tra questo e l’istigazione dei pogrom, tra questo e la Russkaia Volia?

Scrivo, leggo, ribadisco: “i Soviet dei deputati operai sono l’unica forma possibile di governo rivoluzionario e che, pertanto, fino a che questo governo sarà sottomesso all’influenza della borghesia, il nostro compito potrà consistere soltanto nello spiegare alle masse in modo paziente, sistematico, perseverante, conforme ai loro bisogni pratici, agli errori della loro tattica”.

Ma gli oppositori di un certo tipo presentano le mie opinioni come un appello alla “guerra civile in seno alla socialdemocrazia rivoluzionaria”!!

Ho attaccato il Governo provvisorio perché non ha fissato un termine, né vicino né lontano, per la convocazione dell’Assemblea costituente, cavandosela con vuote promesse. Ho dimostrato che, senza i Soviet dei deputati degli operai e dei soldati, la convocazione dell’Assemblea costituente non è garantita e il suo complesso è impossibile.

E si pretende che io sia contrario alla più sollecita convocazione dell’Assemblea costituente!!

Direi che queste affermazioni sono “deliranti”, se decenni di lotta politica non mi avessero insegnato a considerare la buona fede degli oppositori come una rara eccezione.

Il signor Plekhanov ha scritto nel suo giornale che il mio discorso è “delirante”. Benissimo, signor Plekhanov! Ma guardate quanto siete malaccorto, maldestro e poco perspicace nella vostra polemica. Se per due ore ho detto cose deliranti, come mai centinaia di ascoltatori hanno tollerato il mio “delirio”? E poi perché il vostro giornale consacra un’intera colonna a questo delirio? Tutto questo zoppica, zoppica molto.

Certo, è molto più facile gridare, ingiuriare, strepitare che tentar di esporre, chiarire, ricordare in che modo abbiano ragionato Marx ed Engels, nel 1871, nel 1872 e nel 1875, sull’esperienza della Comune di Parigi e sui caratteri dello Stato di cui il proletariato ha bisogno.

L’ex marxista signor Plekhanov, probabilmente, non vuole ricordarsi del marxismo.

Ho citato le parole di Rosa Luxemburg, che il 4 agosto 1914 definì la socialdemocrazia tedesca un “fetido cadavere”. I signori Plekhanov, Goldenberg e soci “si sono risentiti”... per conto di chi? Per conto degli sciovinisti tedeschi, che sono stati chiamati sciovinisti!

Eccoli in un bell’imbroglio, poveri socialsciovinisti russi, socialisti a parole e sciovinisti nei fatti!

Vladimir Ilic Ulianov (Lenin)

 

 

Note

1. Cioè sostituire l’esercito permanente con l’armamento generale del popolo.

2. Cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha fornito il primo modello.

3. Invece di “socialdemocrazia”, i cui capi ufficiali (“difensisti” e “kautskiani” tentennanti), hanno tradito il socialismo in tutto il mondo, passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci Partito comunista.

4. Si chiama “centro” nella socialdemocrazia internazionale la corrente che oscilla tra gli sciovinisti (= “difendisti”) e gli internazionalisti: ne fanno parte Kautsky e soci in Germania, Longuet e soci in Francia, Ckheidze e soci in Russia, Turati e soci in Italia, MacDonald e soci in Inghilterra, ecc.

 

26 dicembre 2023

È uscito il nuovo numero di Marxismo Rivoluzionario

Per sapere come acquistare la rivista del PCL scrivi a info@pclavoratori.it, in chat alla nostra pagina Facebook o contatta la sezione di Reggio Calabria: reggiocalabriapcl@gmail.com.

 

In questo numero: 

Per una Palestina libera, laica e socialista in una Federazione socialista del Medio Oriente  

Tesi sulla questione palestinese  

Risoluzione sulla Palestina. Adottata dal Comitato di Coordinamento Internazionale dell'Opposizione Trotskista Internazionale  

Al fianco della resistenza palestinese - Federico Bacchiocchi

La situazione politica italiana a un anno dall’insediamento del governo Meloni - Marco Ferrando  

A ottant'anni dalla morte di Pietro Tresso (Blasco) - Franco Grisolia  

L'Opposizione di sinistra 1923-1933 - Eugenio Gemmo

 

Partito Comunista dei Lavoratori

pclavoratori.it

reggiocalabriapcl@gmail.com

 

 

13 dicembre 2023

Il ballottaggio e il dibattito nel FIT-U

Pubblichiamo qui la risposta fornita dal compagno Sorans, dirigente di Izquierda Socialista argentina (sezione argentina della UIT), componente del Frente de Izquierda - Unidad (FIT-U), alle critiche delle altre organizzazioni del FIT-U circa l'appoggio elettorale critico a Massa contro Milei da parte di IS in occasione del recente ballottaggio elettorale. Il testo è stato pubblicato poco prima del ballottaggio. Ci pare una risposta metodologicamente corretta.

Come PCL, e come Opposizione Trotskista Internazionale, abbiamo avuto e abbiamo numerose divergenze con la UIT e i suoi posizionamenti internazionali. Come nel caso del sostegno espresso alla rivolta di Piazza Maidan in Ucraina nel 2014, o dell'appoggio fornito alle mobilitazioni contro Maduro in Venezuela. Movimenti reazionari presentati come progressivi, nel quadro di una visione tendenzialmente esaltativa della loro presunta dinamica. Sul terreno della lotta di classe in Argentina a più riprese abbiamo assunto come riferimento la linea di intervento del Partito Obrero, anche in occasione di sue polemiche con IS.

Nel caso invece dell'indicazione di voto al ballottaggio Massa-Milei, abbiamo condiviso la posizione espressa da Izquierda Socialista e gli argomenti con cui è stata difesa: che rivendicano la piena autonomia politica e programmatica dei marxisti rivoluzionari dal peronismo e l'opposizione intransigente ai suoi governi ma al tempo stesso sottolineano l'importanza di una contrapposizione frontale, anche sul terreno elettorale, alla minaccia ultrareazionaria rappresentata da Milei, anche quale forma di relazione con la base proletaria peronista in funzione della lotta per la sua conquista, che resta la necessità strategica decisiva per il marxismo rivoluzionario argentino. In particolare gli argomenti di Sorans chiariscono che in una logica leninista e trotskista l'appoggio elettorale critico, tanto più in un secondo turno elettorale, non ha nulla a che vedere con un appoggio politico, sempre inammissibile in linea di principio.

Come ricordava Lenin in L’estremismo: «I bolscevichi hanno propugnato metodicamente l’alleanza tra la classe operaia e i contadini contro la borghesia liberale e lo zarismo, senza mai rinunciare ad appoggiare la borghesia contro lo zarismo (per esempio nelle elezioni di secondo grado o nei ballottaggi)».

In ogni caso cogliamo l'occasione per ribadire che le divergenze tattiche tra le organizzazioni trotskiste del FIT-U dovrebbero essere affrontate e risolte all'interno di una comune organizzazione rivoluzionaria sulla base del centralismo democratico leninista. Stante una comune base programmatica di fondo (“obreros al poder”), l'unificazione delle organizzazioni del FIT-U in un comune partito ci pare al tempo stesso una necessità politica e un'opportunità straordinaria. Tanto più nel nuovo scenario politico argentino. 

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IL BALLOTTAGGIO E IL DIBATTITO NEL FIT-U

A seguito del ballottaggio, si è aperto un dibattito tra i partiti che compongono il FIT-Unidad. Non era intenzione di Izquierda Socialista entrare nella polemica sulle tattiche che ogni organizzazione ha assunto per la tornata elettorale. Ma viste le critiche pubbliche a IS da parte del PTS, del PO e del MST (1), per la nostra posizione di votare, con appoggio critico, Massa per cercare di impedire un trionfo dell'estrema destra di Milei, siamo obbligati a rispondere per provare a chiarire tra coloro che leggono le diverse pubblicazioni della sinistra.

Izquierda Socialista spinge per un voto critico nei confronti di Massa, ma rispetta le diversità delle scelte tattiche dei vari componenti del FIT-U sul ballottaggio.

Sappiamo che molti compagni simpatizzanti del FIT-U e della sinistra, logicamente, temono che questo tipo di dibattito possa deteriorare l'unità del fronte. Ma tali dibattiti sono all'ordine del giorno, da quando il FIT è stato fondato dodici anni fa. Ce ne sono stati alcuni e molto duri, per esempio, durante le PASO (2). Izquierda Socialista rispetta la diversità che esiste nel FIT-U, così come i suoi dibattiti, e crediamo che dobbiamo sempre affrontarli in maniera tale da rafforzare il fronte. Abbiamo una solida unità con un programma rivoluzionario strategico nella lotta per un governo della classe operaia, ma abbiamo molteplici differenze politiche e criteri, incluso il modo in cui affrontare i dibattiti.

Come Izquierda Socialista, ad esempio, non crediamo sia molto positivo che, a causa della differenza di tattica elettorale in un ballottaggio, che si tratti di un voto critico o di una scheda bianca, vengano utilizzati termini come "opportunista". Ma ognuno fa i dibattiti come meglio crede. Da parte nostra, non ci è passato per la testa di definire che chi sia favorevole alla scheda bianca o all'astensione, tra Milei e Massa, è un "settario" o di definirlo in altro modo. Nel nostro comunicato del 6 novembre 2023 diciamo chiaramente che rispettiamo quella posizione: «Anche se non la condividiamo, né è una nostra proposta, rispettiamo come alternativa al rifiuto dell'estremista di destra Milei il voto bianco, nullo o l'astensione». Riaffermiamo anche, con orgoglio, che dopo dieci giorni di intenso scambio interno, quando abbiamo adottato la tattica del voto critico, abbiamo anche democraticamente deciso di autorizzare i compagni che non erano d'accordo con la posizione dell'ampia maggioranza ad esprimere il proprio approccio al voto del secondo turno.

È molto sbagliato accusare Izquierda Socialista di "sbandamento", di "opportunismo" o di voler "abbellire Massa".

Guillo Pistonesi, leader del PTS, ha scritto una nota parlando dello "slittamento" di IS, e che "solo di sfuggita si parla di Sergio Massa e del suo sostegno a Israele" (Izquierda Diario, 16/11/2023). Guillermo Pacagnini, leader del MST, si spinge a dire che "le posizioni opportuniste come quelle di IS che seminano aspettative a Massa..." (Periodismo de Izquierda 13/11/2023).

Sia le considerazioni del PTS che quelle del MST sono false. IS né menziona "di sfuggita" Massa, il suo governo padronale le sue posizioni filo-imperialiste e filo-sioniste, né "semina aspettative in Massa". Tutt'altro. Chiariamo il significato del voto critico nei confronti di Massa. Basta riascoltare le dichiarazioni di "Pollo" Sobrero o di Giordano (3), così come leggere il nostro comunicato pubblico per sapere che denunciamo permanentemente Massa e il suo governo di austerità e non smettiamo di farlo nemmeno per un secondo. Non è "di passaggio" che denunciamo Massa. Il nostro comunicato inizia denunciando Massa: «La prima cosa che vogliamo sottolineare è che questa è una competizione tra due candidati padroni che, con i loro diversi progetti e differenze, rappresentano i grandi imprenditori, le banche, le multinazionali e il Fondo Monetario Internazionale. Queste sono due variabili della manovra di austerità capitalista. Uno, Sergio Massa, che la sta già applicando dal governo di cui lui stesso fa parte, insieme ad Alberto e Cristina Fernández, spalleggiati dalla burocrazia sindacale. L'altro, l'estrema destra di Milei, che non smette di annunciarla con il suo piano "motosega" contro i lavoratori. Ecco perché diciamo che chiunque vinca, ci sarà una maggiore austerità e una resa al FMI, che affrontiamo fin da ora». Siamo stati chiari e forti sul significato del voto critico nei confronti di Massa: «Non significa un endorsement o sostegno politico. Lo facciamo in base a una politica di indipendenza di classe. È un voto non per sostenere l'attuale governo padronale e di austerità, né la sua politica di avallo del genocidio israeliano contro il popolo palestinese a Gaza, come abbiamo denunciato. È un voto con il naso tappato che accompagna milioni di persone per cercare di impedire di avere un governo di ultradestra del fascista Milei dal 10 dicembre" (Dichiarazione di Izquierda Socialista, 6/11/2023, izquierdasocialista.org). Questo è stato chiarito da tutti i giornalisti quando hanno diffuso la notizia della nostra proposta, dicendo che lo stavamo facendo con un addendum, "criticamente", cioè senza dare alcun sostegno o avallo a questo governo o al prossimo.

I voti critici del PTS, del PO e del MST a varianti padronali in altri paesi non hanno "messo in discussione" l'indipendenza di classe?

Il compagno Pistonesi dice, a nome del PTS, che il voto critico di Izquierda Socialista per Massa "mette in discussione l'indipendenza politica" del FIT-U. La stessa critica viene fatta dal PO, nell'articolo di Pablo Giachello su Prensa Obrera (13/11/2023) dal titolo "Un colpo alla lotta per l'indipendenza politica dei lavoratori". La stessa definizione è ripetuta dal MST nella nota sopra citata.

Vogliono stabilire che IS romperebbe con un principio del FIT, ma niente è più lontano dalla verità. Chiariamo ancora una volta che si tratta di una tattica elettorale (non "di principio") che, in alcune occasioni, i rivoluzionari hanno usato.

Ciò che è contraddittorio e sorprendente è che sia il PTS che il PO che il MST, con i loro partiti o gruppi alleati, hanno adottato questa tattica elettorale in varie elezioni in America Latina.

Il PO riconosce nella sua dichiarazione sul ballottaggio: "siamo stati per il voto a Boric, Castillo, a Petro o al MAS in Bolivia". Ha omesso di aggiungere che, come il PTS e il MST, tutti hanno sostenuto il voto critico per il candidato del PT Fernando Haddad e i suoi alleati padronali contro Bolsonaro nel 2018.

Siamo d'accordo con queste tattiche di "voto critico". Anche la nostra organizzazione internazionale, UIT-CI (4), ha promosso alcuni di questi voti critici. Soprattutto nel caso di Haddad contro Bolsonaro. Ma è importante chiarire ai militanti che si tratta di voti critici per candidati di formule borghesi contro varianti di estrema destra simili a quella di Milei. Vediamo come l'MRT del Brasile, partito alleato del PTS, l'ha formulata: "Abbiamo lanciato il voto critico per Haddad senza dare alcun sostegno politico al PT, poiché non condividiamo la sua strategia di conciliazione di classe" (Flavia Valle e Maíra Machado, insegnanti e attiviste del MRT, 17/10/2018, Izquierda Diario Brasil). Parola più, parola meno, è simile alla formulazione del voto critico di Izquierda Socialista per Massa.

Quindi, se il voto critico viene applicato dal PTS, dal PO e dal MST, l'indipendenza politica di classe non è "in discussione"? Ma se invece lo applica Izquierda Socialista, è in discussione? Non regge alla minima analisi. Questa è un'altra delle incoerenze di PTS, PO e MST.

Non siamo d'accordo con la visione di PTS, PO e MST secondo cui non importa se Milei vince. Per questo motivo abbiamo fatto appello voto critico a Massa.

I compagni delle direzioni del PTS, del PO e del MST sin ingarbugliano nel giustificare il loro voto confuso, che in realtà è un né né: né Milei né Massa, sostenendo che una vittoria di Milei non porterebbe a "un regime fascista". Secondo il compagno Pistonesi/PTS: "Izquierda Socialista cerca di giustificare l'invito a votare per Massa insinuando che con Milei ci sarebbe un cambio di regime, una sorta di colpo di Stato realizzato con mezzi elettorali. E il governo di unità nazionale con la destra che l'attuale ministro promuove sarebbe la diga di contenimento per evitarlo, invece di un appello al fronte unico dei lavoratori perché li colpisca con la lotta insieme, come un pugno solo, ma mantenendo l'indipendenza politica, senza mischiare bandiere che invitano a votare per un rappresentante diretto dei padroni come Sergio Massa".

Ci sono parecchie cose da chiarire qui, poiché Pistonesi falsifica e distorce la posizione di Izquierda Socialista. Da nessuna parte IS ha scritto o detto, tanto meno "sottintende", che se Milei vincesse ci sarebbe "un cambio di regime" con "una sorta di colpo di Stato". E meno che meno IS ha scritto che "il governo di unità nazionale" di Massa "sarebbe la diga di contenimento" per cui IS chiede di "votare per un rappresentante diretto dei padroni come Sergio Massa". È tutto inventato da Pistonesi.

Non riteniamo che un'eventuale vittoria elettorale di Milei significhi automaticamente un "golpe" o il "passaggio a un regime fascista", nel senso che il giorno dopo tutte le libertà democratiche vengano abrogate, il parlamento venga chiuso, i partiti politici vietati, il diritto di sciopero annullato e migliaia di persone imprigionate. In altre parole, che ci sia una controrivoluzione fascista. Ma il PTS, il PO e il MST pensano che non importi che i fascisti di Milei e Villarruel possano governare il paese? Non ci vuole l'arrivo di "un golpe" fascista perché un governo di estrema destra cerchi di attuare misure come, ad esempio, la grazia alle vittime del genocidio (5), la privatizzazione dell'istruzione, della sanità o dei treni, l'annullamento del diritto all'aborto legale, la chiusura di ministeri e migliaia di disoccupati per le strade, o la repressione delle marce operaie e dei piqueteros per le loro rivendicazioni. Questo è ciò che pescepiscono milioni di lavoratori, donne, dissidenti, giovani, piqueteros, studenti di scuole o università pubbliche, ed è per questo che voteranno con il naso tappato per Massa, per cercare di impedire che il fascista di Milei raggiunga il governo. Niente di più semplice.

Questo è ciò che PTS, PO e MST negano, al punto di minimizzare il pericolo rappresentato da un possibile governo Milei-Villarruel. Pistonesi (PTS) è il più chiaro. Si spinge fino a dire che "oggi La Libertad Avanza (6) è una corrente politica con un pochissimi militanti, che non ha nemmeno la capacità di affrontare efficientemente gli adempimenti del processo elettorale". In altre parole, non ci sarebbe nulla di cui preoccuparsi.

La miopia e la confusione politica del PTS, del PO e del MST sono impressionanti. Bolsonaro in Brasile, tra il 2018 e il 2022, non ha prodotto un "passaggio a un regime fascista", i partiti politici non sono stati vietati né sono state vietate tutte le libertà democratiche o il diritto di sciopero. Ma Bolsonaro era ed è di ultradestra, fascista, e il suo governo reazionario ha agito contro le masse e i loro diritti. A causa del suo negazionismo della pandemia di Covid e della sua opposizione ai vaccini, centinaia di migliaia di persone sono morte in Brasile. Bolsonaro ha perseguitato e limitato i diritti dei lavoratori, delle donne, dei dissidenti e del movimento antirazzista afrodiscendente. E quando ha perso le elezioni nel 2022, ha cercato di organizzare un colpo di Stato, che è fallito.

Pistonesi vuole dipingersi come "combattivo" e accusa falsamente IS di voler combattere l'estrema destra solo con un "voto critico" e non con "la lotta unitaria, come un solo pugno". Ci dispiace che insinui un'altra calunnia e falsificazione. Izquierda Socialista ha sempre fatto appello alla mobilitazione contro le azioni o gli attacchi fascisti, come nel caso dell'attacco alla nostra sede di La Plata o a quelle di altri partiti di sinistra. O come abbiamo fatto partecipando alla marcia unitaria antirepressiva del 9 novembre insieme a Encuentro Memoria, Verdad y Justicia cui partecipiamo con il FIT-U, e a innumerevoli organizzazioni contro la criminalizzazione della protesta portata avanti dall'attuale governo peronista e minacciata in futuro da Milei.

Pistonesi parla molto nel suo articolo del Brasile e dell'ascesa di Bolsonaro, ma nasconde o dimentica di menzionare che il PTS in Brasile con il suo partito alleato, l'MRT, ha usato la tattica del "voto critico" per il candidato Haddad e i suoi alleati padronali contro Bolsonaro nelle elezioni del 2018. Allora dissero che "condividendo l'odio e la volontà di lotta di tutti i lavoratori e i giovani che vogliono sconfiggere Bolsonaro, accompagniamo il loro voto alle urne e votiamo criticamente Haddad" (Diario Brasil, 17/10/2018). Qualcosa di simile a quello che diciamo noi di IS: accompagniamo i milioni di lavoratori e giovani che vogliono sconfiggere l'arrivo dell'estrema destra di Milei con un voto critico per Massa senza dargli sostegno politico.

In altre parole, in Brasile, il PTS ha usato il voto per "sconfiggere" l'arrivo di un governo di estrema destra. Tuttavia, Pistonesi sembra usare la massima: "fai quello che ti dico e non quello che faccio".

Il Brasile e l'Argentina hanno somiglianze politiche. Milei e l'estrema destra sono cresciuti in Argentina non solo perché Massa ha messo insieme i loro sostenitori. È cresciuta fondamentalmente a causa del disastro economico e sociale a cui ci hanno portato i governi padronali che hanno colpito con le loro manovre economiche i lavoratori. Bolsonaro è salito al potere dopo dodici anni di austerità da parte del governo del PT. Otto anni di governo Lula con l'uomo d'affari Alencar e quattro anni di Dilma Rousseff con il liberale Temer come vicepresidente. Purtroppo, l'odio popolare nei confronti di Lula e Dilma, come nel caso del governo peronista di Alberto, Cristina Fernández e Massa, porta alla confusione di milioni di persone, che votano per l'estrema destra.

Chiunque vinca il ballottaggio, IS e il FIT-U continueranno ad affrontare i piani di sempre maggiore austerità e la resa al Fondo Monetario Internazionale.

Siamo già alla vigilia del ballottaggio. Si spera che il dibattito all'interno del FIT-U e con migliaia di simpatizzanti della sinistra – molti elettori di Myriam Bregman al primo turno – che dicono no a Milei e si apprestano a votare con il naso tappato per Massa, possa aiutare le direzioni di PTS, PO e MST a riflettere.

L'importante è che, come abbiamo detto nella nostra dichiarazione del 6 novembre: "chiunque vinca, seguirà una maggiore austerità e una resa al Fondo Monetario, che affronteremo fin d'ora, proponendo come abbiamo fatto con il FIT-U una soluzione opposta: la rottura con il FMI, il no al pagamento del debito, un piano economico operaio e popolare e un governo operaio insieme alla sinistra".

Questo è ciò che è fondamentale per Izquierda Socialista. Al di là delle varie tattiche elettorali che si sono scelte all'interno del FIT-U, abbiamo la ferma convinzione che il FIT-U uscirà unito, come è accaduto in altre occasioni, per affrontare il governo che emergerà il 19 novembre, sia esso di Massa o di Milei.

In questo senso, ribadiamo quanto affermato nella nostra dichiarazione del 6 novembre: "Al di là di come si esprimerà il voto contro l'estrema destra Milei il 19 novembre, l'importante è che ci assumiamo l'impegno di continuare a promuovere le lotte operaie e popolari nell'unità, per affrontare le ancor maggiori misure antioperaie che sta arrivando, dell'attuale governo o del prossimo. Izquierda Socialista nel FIT-U promuoverà la più grande unità per sostenere questa lotta, nelle strade e nel Congresso, lottando per una soluzione operaia e socialista insieme al FIT-U. Chiamando a rafforzare un'alternativa politica indipendente dei lavoratori e della sinistra attraverso la costruzione di IS e del FIT-U, il grande strumento dell'unità della sinistra che abbiamo conquistato".

17/11/2023



(1) Partido de los Trabajadores Socialistas, Partido Obrero, Movimiento Socialista de los Trabajadores

(2) Elezioni primarie argentine

(3) Dirigenti di Izquierda Socialista

(4) Unidad Internacional de los Trabajadores - Cuarta Internacional

(5) L'autore si riferisce alle uccisioni della dittatura militare argentina di Videla fra il 1976 e il 1983

(6) La coalizione politica del candidato eletto Javier Milei

 

Miguel Sorans

 

 

 

 

30 novembre 2023

Per una Palestina libera, laica e socialista. In un Medio Oriente socialista

Oggi noi compagni del PCL eravamo al liceo scientifico L. da Vinci di Reggio Calabria per l'attività di volantinaggio a sostegno del popolo palestinese.

  • Per la fine dell’assedio e del massacro di Gaza
  • Al fianco della resistenza palestinese
  • Per la liberazione della Palestina e la distruzione rivoluzionaria dello Stato di Israele
  • Per una Palestina libera, laica e socialista nell’ambito di una Federazione socialista del Medio Oriente

 



 

 

 

 

 

 

 

 

Partecipa al dibattito con Marco Ferrando, portavoce nazionale del PCL.

Ti aspettiamo

📆 Venerdì 1 Dicembre, ore 17:00 👈 

📖 libreria Spazio Open

🌍 Via dei Filipiini 25, Reggio Calabria

 

Leggi il testo del volantino distribuito: ✊

 

PER UNA PALESTINA LIBERA, LAICA E SOCIALISTA

In un Medio Oriente socialista

Non c’è soluzione della questione palestinese senza la distruzione rivoluzionaria dello Stato sionista

In queste ore si susseguono i bombardamenti sulla popolazione civile di Gaza. Non vengono risparmiati luoghi di culto, scuole ed ospedali, dove cercano un disperato rifugio soprattutto bambini e donne. Un massacro. Ma forse l’aspetto ancora più disumano è l’assedio totale, di stampo medievale, dichiarato dal governo israeliano ad un territorio in cui vivono oltre due milioni di persone. Centinaia di migliaia sono i cittadini costretti a scappare di casa per non fare più ritorno. È una nuova catastrofe per il popolo palestinese, una nuova Nakba, paragonabile a quella del 1948.

Innanzitutto, è necessario fermare questo genocidio. Il popolo palestinese sia a Gaza che in Cisgiordania sta resistendo. Lo sta facendo da anni, sia con le mobilitazioni di piazza che con le armi. Il Partito Comunista dei Lavoratori, sezione italiana della Opposizione Trotskista Internazionale (OTI), è incondizionatamente al fianco di questa resistenza, seguendo la tradizione sempre propria del trotskismo, che nel 1948 fu l’unica corrente del movimento operaio internazionale che si pronunciò contro la nascita dello Stato di Israele, mentre tutte le altre, in particolare gli stalinisti, sostennero apertamente lo Stato coloniale sionista contro il popolo arabo.

Lo Stato d’Israele si fa forte del sostegno delle potenze “democratiche” d’Occidente. Un sostegno politico, economico, militare. Lo stesso sostegno che già viene offerto alla prossima annunciata invasione di terra. Lo stesso sostegno di cui Israele ha goduto nei 75 anni di occupazione della Palestina.

Lo Stato d’Israele non si tocca. Questa è la sintesi della diplomazia mondiale, ma anche della pubblica informazione. Noi abbiamo denunciato da sempre la natura reazionaria di Hamas e le sue azioni contro i civili. Ma un conto è criticare Hamas dentro il campo della resistenza palestinese, un altro è usare cinicamente l’azione di Hamas per coprire i crimini del sionismo contro i palestinesi e la loro resistenza. L’assimilazione di antisionismo e antisemitismo è assunta come clava nel dibattito pubblico, come forma di intimidazione verso il sostegno alla Palestina, come scudo protettivo dei crimini d’Israele. Due popoli, due Stati dicono i benpensanti, ma dove dovrebbe situarsi uno Stato palestinese a fianco dell’intoccabile Israele? Basta porre questa domanda elementare per diradare la nuvola di fumo. Oggi la Cisgiordania è occupata da settecentomila coloni israeliani armati che, impuniti e protetti dalle truppe, organizzano spedizioni squadristiche contro i contadini palestinesi. Gaza è sotto un assedio genocida. Dunque, chiediamo ancora: dove dovrebbe situarsi un fantomatico Stato palestinese rispettoso dello Stato d’Israele? In quale sgabuzzino dovrebbe rassegnarsi a vivere?

Solo una Palestina libera dal sionismo, una Palestina laica, una Palestina socialista, può realizzare l’autodeterminazione del popolo palestinese, a cominciare dal diritto al ritorno di milioni di palestinesi cacciati dalla propria terra fin dal 1948. Solo questa Palestina, riconoscendo i diritti nazionali della minoranza ebraica, può consentire la pacifica convivenza di arabi ed ebrei.

Le grandi mobilitazioni delle masse arabe in questi giorni, in Algeria, in Egitto, in Tunisia, e soprattutto in Giordania e in Iraq, ci dicono che la grande maggioranza della popolazione araba supporta la lotta palestinese come una propria ragione di liberazione e di riscatto. Sviluppare ed estendere la ribellione araba a fianco del popolo palestinese, guadagnarla ad una prospettiva antimperialista e antisionista, è il compito dei marxisti rivoluzionari palestinesi e arabi. Estendere al massimo la mobilitazione al fianco del popolo palestinese a livello mondiale è il compito urgente dei marxisti rivoluzionari di tutto il mondo.

·        Per la fine dell’assedio e del massacro di Gaza

·        Al fianco della resistenza palestinese

·        Per la liberazione della Palestina e la distruzione rivoluzionaria dello Stato di Israele

·        Per una Palestina libera, laica e socialista nell’ambito di una Federazione socialista del Medio Oriente

 

Partito Comunista dei Lavoratori

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