08 giugno 2023

Responsabile è il capitalismo: chi lo governa, chi lo difende

Solo un governo delle lavoratrici e dei lavoratori può realizzare una vera svolta ambientalista

La tragedia dell’alluvione in Emilia-Romagna è la cartina di tornasole di un sistema fallito che si chiama capitalismo. Non c’è nulla di “naturale” in quanto accaduto. È la dittatura del profitto la causa del disastro, a monte e a valle.

Da un lato il drammatico cambio climatico sospinto dai combustibili fossili, che alimenta alluvioni e siccità in un vortice fuori controllo su scala planetaria, col Mediterraneo che si surriscalda con velocità superiore a quella globale. Dall’altro l’intensa cementificazione del suolo dettata dall’intreccio inestricabile di rendita fondiaria, proprietà immobiliare, interessi bancari e commerciali. Con tutto ciò che significa in fatto di disboscamenti e edifici costruiti sugli argini dei fiumi. Nel 2021 sono stati consumati in Italia 19 ettari al giorno (l’equivalente di 27 campi di calcio!). I governi nazionali e locali, indipendentemente dal loro colore, sono solo i comitati d’affari di questi interessi. Il fatto che l’ultima tragedia sia avvenuta in Emilia-Romagna all’ombra della giunta “progressista” di Bonaccini (e Schlein) – terza in Italia nel consumo di suolo – è di per sé emblematico.

Non solo. Gli investimenti nella prevenzione, nella cura del territorio, persino nella Protezione Civile, sono stati tagliati sistematicamente da più di 20 anni. Dalla Legge Obiettivo del governo Berlusconi (2001) allo Sblocca Italia del governo Renzi (2014), tutti si sono esercitati nel cancellare o ridurre le tutele ambientali a vantaggio dei costruttori. I governi Conte (2018-2021) hanno cancellato persino l’inventario delle richieste ambientali (“Italia sicura”). Per ultima la post-fascista Giorgia Meloni, a caccia di selfie nel fango, ha tagliato il 40% delle spese per la tutela del Po, nel mentre ha gonfiato quelle per la “Difesa”. Quanto al suo nuovo codice degli appalti, ignora ogni priorità ambientale oltre che sociale. Del resto, è sufficiente un dato. Il famoso PNRR negoziato da Conte e Draghi in sede UE, e da tutti osannano come la manna dal cielo (nonostante sia un enorme operazione a debito), riserva al dissesto idrogeologico appena 2,5 miliardi da qui al 2026. Praticamente il nulla. Alla faccia della retorica sull’ambiente!

Il punto è che tutto questo non accade per “una politica miope”, ma per ragioni strutturali e molto oculate. Si tagliano i fondi per l’ambiente per pagare ogni anno quasi 100 miliardi di soli interessi alle banche che hanno comprato i titoli di Stato. Le stesse banche che detengono azioni nei colossi energetici, nelle grandi proprietà immobiliari, nell’industria militare. Le stesse che hanno dettato a tutti i governi il taglio delle spese sanitarie e delle pensioni per “rispettare il pagamento del debito pubblico”. Cioè per ingrassare i propri profitti.

La verità allora è che tutte le recite sull’emergenza ambientale restano chiacchiere senza rompere col regime capitalista. Senza una nuova organizzazione dell’economia e della società in cui a decidere non sia, come oggi, una piccola minoranza di grandi azionisti, manager e banchieri ma sia la maggioranza della società stessa a partire da chi produce la ricchezza. Una società finalmente liberata dalla dittatura dei capitalisti, e per questo capace di provvedere in base a un piano alla riconversione ecologica della produzione, all’investimento centrale nelle fonti rinnovabili, ed anche semplicemente alla manutenzione dei fiumi e dei terreni. Non lo possono fare i governi capitalisti. Lo può fare unicamente un governo delle lavoratrici e dei lavoratori. Ciò che solo una rivoluzione può consentire. In una prospettiva internazionale.

Il Partito Comunista dei Lavoratori si batte per costruire, controcorrente, questa consapevolezza. Innanzitutto, tra i giovani.

 

Partito Comunista dei Lavoratori

 

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